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LIMONCELLO DI SORRENTO
Il limoncello o limoncino, è un liquore dolce ottenuto dall'infusione in alcool delle scorze del limone miscelate in seguito con una soluzione di acqua e zucchero.
Alla base vi è una preparazione semplice ma accurata, mediamente dopo almeno un mese di maturazione in bottiglia diviene il classico liquore giallo da gustare sia come aperitivo che come digestivo dopo i pasti.
La buccia di colore giallo citrino, ottenuta dai migliori limoni di forma ellittica, simmetrica e di dimensioni medio-grandi, ingrediente principale del limoncello, contiene oli essenziali che conferiscono al liquore un aroma molto deciso.
Secondo la tradizione il liquore nasce agli inizi del novecento e la sua paternità viene contesa tra sorrentini, amalfitani e capresi: molto rinomato infatti è quello prodotto in Campania utilizzando il limone di Sorrento o lo sfusato amalfitano IGP.

OLIO DOP DELLA PENISOLA SORRENTINA
La coltivazione dell'olivo in Penisola Sorrentina risale a tempi antichissimi. La Punta Campanella, che è l'estremo promontorio del Golfo di Napoli e fronteggia l'isola di Capri, era dominata da un Tempio, sacro alla dea Atena (Minerva) "Capo Minerva", eretto dai Focesi, coloni greci. L'intera penisola fu consacrata alla dea della Sapienza e il sito divenne per secoli meta di pellegrinaggi. Lungo il percorso i pellegrini acquistavano sul posto l'olio, che si produceva in abbondanza, per farne offerta alla divinità, già ritenuta dai Greci e poi dai Romani inventrice delle olive e dell'olio (oleaeque Minerva inventrix, come recita un poema di Virgilio).
Nell'intera Penisola sono stati rinvenuti resti di santuari minori eretti dai Romani e dedicati a Minerva, con il ritrovamento anche di recipienti utilizzati per l'offerta dell'olio. Da allora, l'olivo non ha più abbandonato questi luoghi e, insieme agli agrumi e alla vite, domina e caratterizza l'intero paesaggio della Penisola Sorrentina.
Le particolari condizioni orografiche, che impongono costosi terrazzamenti, il clima tipicamente mediterraneo, la natura vulcanica del terreno, rendono l'ambiente della Penisola decisamente originale e tipico, come tipico è l'olio che vi viene prodotto.

LIMONE DI SORRENTO
Di origini antiche, se è vero che la presenza di limoni nell'area sorrentina è certificata da documenti storici del 1500, il "Limone di Sorrento" IGP ha in effetti antenati genetici che risalgono addirittura all'epoca romana. Su numerosi dipinti e mosaici rinvenuti negli scavi di Pompei ed Ercolano sono raffigurati infatti limoni molto simili agli attuali "massesi" e "ovali sorrentini" che testimoniano l'utilizzo di tali frutti profumati sulle mense dei nostri avi latini.
Ma le più importanti documentazioni sulla presenza di limoni nella zona risalgono all'epoca rinascimentale. Atti di vendita, dipinti, trattati di letteratura e di botanica ci raccontano dell'impiego dei limoni prodotti localmente per i più svariati usi, anche se dobbiamo attendere il 1600 per avere la certezza della coltivazione in forma specializzata, come risulta dagli atti dei locali Padri Gesuiti. Ancora oggi esiste uno dei primi fondi coltivati, nominato appunto "Il Gesù", situato nella Conca di Guarazzanno, tra Sorrento e Massalubrense. Questa testimonianza avvalora la tesi che è proprio da questi due comuni della Penisola Sorrentina che hanno avuto origine i nomi della varietà da cui si trae il prodotto: "Ovale di Sorrento" e "Massese".
Citato nelle opere di Torquato Tasso, nativo proprio di Sorrento, Giovanni Pontano e Giambattista della Porta, il "Limone di Sorrento" arriva fino all'800, quando lo storico Bonaventura da Sorrento ne testimonia la spedizione in tutto il mondo, soprattutto attraverso i bastimenti diretti verso l'America.
Si deve comunque alla tenacia e alle capacità dei produttori locali, che sono andate sviluppandosi nel corso dei secoli, se oggi disponiamo di un prodotto altamente selezionato e di assoluta qualità. E' soprattutto grazie al loro impegno che lo stesso paesaggio è andato a conformarsi alle loro esigenze: i famosi terrazzamenti e le mitiche "coperture" dei limoneti, qui denominati a giusta ragione "giardini di limone", connotano fortemente la penisola sorrentina e contribuiscono alla sua fama nel mondo.

NOCE DI SORRENTO
La più pregiata e diffusa varietà campana è la Sorrento, originaria della penisola sorrentina, che col tempo ha dato luogo a un'ampia gamma di biotipi, tutti commercialmente noti come Noce di Sorrento. I due ecotipi più diffusi sono: uno allungato, regolare, leggermente appuntito all'apice e smussato alla base, l'altro rotondeggiante, più piccolo. Le valve, in entrambi i casi, sono lisce, di ridotto spessore, il frutto è costituito dal gheriglio di sapore gradevolissimo, poco oleoso di colore bianco crema. Una delle principali caratteristiche è che, a differenza delle altre cultivar il gheriglio può facilmente essere estratto integro, cosa che la rende particolarmente apprezzato dall'industria dolciaria e dai consumatori. La raccolta si concentra nei mesi di settembre e ottobre con una resa estremamente variabile, anche in considerazione delle condizioni nelle quali si trova la coltura.

ARANCIA DI SORRENTO
E' un' arancia dalla buccia abbastanza spessa (flavedo e albedo), con un numero abbastanza elevato di semi. Nonostante queste caratteristiche era apprezzata sul mercato per l'abbondanza del succo e il calibro elevato.
L'arancio viene coltivato, come per il limone di Sorrento, sotto i famosi pergolati: impalcature di legno, solitamente castagno, proveniente dalle zone limitrofe, di notevole altezza (anche 6 - 7 metri), sopra i quali vengono sistemate delle pagliarelle per la copertura. Come per il limone, essendo infatti ai limiti estremi di latitudine, la coltivazione degli agrumi ha bisogno di protezione da vento, freddo etc. La copertura ritarda la maturazione dei frutti, conferendo una tipicità "temporale" al prodotto che in tal modo viene infatti venduto in epoca successiva a quella delle altre arance italiane, consentendo quindi maggiori margini di guadagno.

POMODORO DI SORRENTO
E' un pomodoro da mensa, di forma rotondeggiante particolarmente costoluto e di colore rosso chiaro tendente al rosa con sfumature verdi alla raccolta; polpa carnosa e compatta, sapore dolce e delicato. La pezzatura è grossa, mediamente circa 150.
Secondo alcuni questa varietà sarebbe arrivata nella zona di produzione attuale attraverso il commercio degli inizi del secolo con l'America, quando nell'esportare i limoni, i commercianti probabilmente avranno acquistato il seme. Questa ipotesi viene avvalorata dal fatto che la zona di coltivazione ristretta a soli due comuni, è detta "I Colli", coincide con quella in cui risiedevano gli armatori esportatori di li moni dove sono state riscontrate anche altre piante estranee alla vegetazione locale, quasi certamente importate nelle stesse occasioni. Attualmente la coltivazione è estesa ad altri comuni vesuviani dove però il prodotto non ha le stesse caratteristiche organolettiche pregiate.

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